Atlante linguistico

Storia del progetto

L'atto di nascita dell'APV risale alla fine degli anni '60 dall'iniziativa del Centre d'Etudes Francoprovençales che ha lanciato l'idea di realizzare un'opera scientifica di grossa portata. Il progetto si concretizza agli inizi degli anni '70 con le prime inchieste sul campo, grazie ai finanziamenti dell'Assessorato regionale dell'Istruzione pubblica. La Valle d'Aosta, all'epoca priva di un'università (bisognerà attendere il 2000), si è appoggiata ai centri di Neuchâtel, Grenoble e Torino, rispettivamente nelle persone dei professori Ernest Schüle, Gaston Tuaillon e Corrado Grassi, i quali hanno formato il primo comitato scientifico. A questa équipe si è aggiunto, in seguito, Tullio Telmon dell'Università di Torino che è ancora uno dei collaboratori più preziosi.

Nel 1973 i ricercatori, tutti valdostani e tutti adeguatamente formati, hanno dato il via alle inchieste nei 16 punti previsti (bisogna leggere questo dato considerando la realtà valdostana : 3.262 km2, meno di 120.000 abitanti distribuiti su 74 comuni), che saranno integrati, secondo il programma originario, da 6 punti esterni, due vallesani, Liddes e Evolène, due savoiardi, Les Contamines-Montjoie e Tignes, due piemontesi, Ribordone e Carema.

Il questionario, comprendente circa 6.000 domande, è stato predisposto da Gaston Tuaillon ed è stato utilizzato per la redazione dell'ALJA e dell'ALEPO. Il sistema di trascrizione fonetica ha come base il metodo Gilliéron e questo per una sorta di continuità all'interno dell'area francoprovenzale.

Nel 1978 è stato pubblicato un primo stato di avanzamento dei lavori dell'APV: si tratta di una sorta di prolegomeni con delle carte linguistiche ed etnografiche commentate.

Nel 1985, anno della sua creazione, il Bureau pour l'Ethnologie et la Linguistique dell'Assessorato ha sostituito il Centre e i lavori sono proseguiti con delle inchieste supplementari e la trascrizione di tutto il materiale raccolto.

Nel 1989, la Valle d'Aosta ha accolto il congresso internazionale dell'Atlas Linguarum Europae, dando così un nuovo impulso all'APV e inserendolo a pieno titolo tra le grandi iniziative europee a carattere linguistico.

Negli anni '90 ha avuto inizio l'informatizzazione dei dati sulla base di un programma creato a questo scopo, e i cui primi risultati sono presentati a Corte, nel 1995, in occasione di un colloquio internazionale.

Nel 2001, grazie ad un progetto Interreg italo-svizzero, Atlas Linguistiques Valaisan et Valdôtain , realizzato dal punto di vista operativo con il Centre de Dialectologie dell'Università di Neuchâtel, l'APV si è arricchito di due inchieste, interamente trascritte e informatizzate, svolte nei comuni di Liddes e di Evolène.

Oggi, l'acquisizione dei dati è conclusa, anche se un lungo lavoro di revisione, controllo e verifica si rende necessario: riascolto dei nastri registrati, normalizzazione della grafia, eventuali inchieste supplementari. La lemmatizzazione del questionario è stata anch'essa completata da Gianmario Raimondi il quale ha maturato una grande esperienza nell'ambito dell'attività redazionale dell'ALEPO.

Attualmente il BREL sta rilanciando l'APV con una serie di attività che dovrebbero garantire più continuità ed efficacia al progetto. Questa operazione di rivitalizzazione è orientata su più fronti e necessita di tempi di realizzazione più o meno lunghi, con una progressione graduale, seguendo un itinerario le cui tappe previste sono le seguenti :

• costituzione di un nuovo comitato scientifico che stabilisca le linee direttive del progetto e fornisca delle indicazioni in merito alla metodologia da seguire e alle scelte da operare;

• costituzione di un comitato di gestione o di redazione che presieda la fase propriamente operativa, diriga e controlli l'attività dei collaboratori;

reclutamento di nuovi collaboratori, scelti sia tra coloro che possiedano una laurea in dialettologia o in discipline affini che tra gli studenti di linguistica dell'Università della Valle d'Aosta;

• attribuzione, a un ricercatore in dialettologia, della realizzazione di un progetto pilota per la revisione e l'elaborazione dei dati relativi al latte e i suoi derivati, in vista di una pubblicazione a riguardo, sorta di prolegomeni preconizzati da tempo.

Di recente, il Bureau régional pour l'ethnologie et la linguistique e l'Università della Valle d'Aosta hanno siglato una convenzione con l'obiettivo di stabilire un rapporto di collaborazione scientifica, didattica e operativa per la promozione e la realizzazione di progetti comuni nelle aree della ricerca linguistica e dialettologica, della demo-etno-antropologia e della storia. Nell'ambito di questa convenzione, l'APV potrà beneficiare di un nuovo slancio.

Inoltre, in collaborazione con la Direzione sistemi informativi e comunicazione multimediale della Regione, una società informatica è stata incaricata di realizzare un nuovo programma di gestione dell'APV che sarà ben presto disponibile online.

Ad maiora!

La carta della parola 'Formaggio'

A titolo esemplificativo, e sulla base dei dati disponibili, ecco la presentazione di una carta linguistica riferita all'argomento scelto per il progetto-pilota: si tratta della carta "formaggio".
In seguito ad una prima analisi, a fronte della relativa omogeneità lessicale che appare dai dati della carta (nei 16 punti d'inchiesta il tipo lessicale largamente maggioritario è rappresentato dai continuatori di *formaticum ), è l'aspetto fonetico che può interessare maggiormente, vale a dire:

  • La metatesi for > fro quasi generalizzata (Gaby fa eccezione, influenzato dal piemontese?);
  • La vocale tonica ha generalmente prodotto come risultato una a, seguita da una é chiusa; a Gaby la a tonica è fortemente velarizzata al punto da essere spesso identificata con una ó chiusa ;
  • L'opposizione dz/dj, fromadzo/fromadjo, nelle parlate valdostane, è già stata oggetto di numerosi studi. L'affricata dz, risultato di una palatalizzazione primaria, è la soluzione più rappresentativa con due situazioni particolari, La Thuile e Champorcher, dove la componente occlusiva è debole e la componente fricativa è interdentale, anche se la tendenza attuale è di ridurre questa affricata alla semplice fricativa z. Un gruppo di parlate della bassa Valle ha adottato la soluzione dj, palatalizzazione secondaria, con il caso particolare di Fontainemore, che non è tra i punti d'inchiesta, dove l'affricata si è ridotta alla semplice fricativa prepalatale j, froumajo.

Dal punto di vista lessicale:

  •  a Valsavarenche il tipo lessicale fiétse si differenzia e a Fénis il tipo bédzo (l'etimologia agli specialisti...) ;
  • a Valsavarenche, oltre a fiétse, fromadzo è di uso corrente, mentre bétcho appartiene al gergo e tchèitche al linguaggio infantile;
  • a Rhêmes-Saint-Georges, accanto a fromédzo, si trova anche fièitse e bédjo, forme che sono tuttavia percepite come arcaiche; antèi è invece una voce propria del gergo degli spazzacamini;
  • anche la parlata di Ayas possiede un gergo proprio dei fabbricanti di sabot, nel quale la voce oliva indica il formaggio ; la variante mâmo è tipica del linguaggio infantile;
  • il patois di Saint-Oyen, con il sostantivo plurale le grîe, sorta di nome collettivo, designa i formaggi in generale, mentre greviye a Oyace (percepito come arcaico), così come greviéye a Valgrisenche (che non è un punto d'inchiesta dell'APV) significano "fontina"; il legame con la Gruyère, regione svizzera dove è prodotto il formaggio omonimo, appare evidente. Anche il Nouveau Dictionnaire de Patois Valdôtain traduce la voce grevëre con "antico nome della fontina".

Per quanto riguarda i punti esterni, che non appaiono ancora sulla carta e i cui dati non sono ancora del tutto disponibili, nei due comuni vallesani di Evolène e Liddes, si possono attestare rispettivamente fromazo e froumadzo come designazioni del formaggio. Sul versante francese, a Contamines si può attestare il tipo toma, ma si conosce anche lo grévéiro, prodotto in Savoia e corrisponedente al Beaufort. I dati di Tignes sono stati ricavati da una pubblicazione dalla quale si ricava che toma indica la toma di Savoia, grouviyi, "gruyère" è sinonimo di Beaufort, kafo* è una voce del gergo degli ambulanti. Il testo cita anche fontïn.na nel senso di "fontina" o di formaggio semigrasso a pasta cotta, con la precisazione che un tempo si fabbricava anche a Tignes, mentre oggi si tratta di un formaggio tipicamente valdostano. I punti piemontesi si allineano anch'essi con quelli d'oltralpe: a Carema troviamo toumeui e tomma a Ribordone, anche se in quest'ultima parlata sono stati registrati altri tipi lessicali, come la toumoiri, lou bref, lou srif.

L'industria casearia in Valle d'Aosta è un settore di grande importanza, grazie soprattutto alla fontina, sebbene sia grande la varietà di formaggi prodotti, come dimostrato dalle inchieste dell'APV, senza parlare del sérac che merita un discorso a parte. Senza entrare nel dettaglio, si deve fare innanzitutto una distinzione tra formaggio o fontina : il primo, infatti, si ottiene con latte scremato e la seconda con latte intero. Esiste, inoltre, un prodotto intermedio, il semigrasso, ottenuto con una parte di latte scremato (ad esempio quello della mungitura serale) e una parte di latte intero (ad esempio quello della mungitura mattutina). Un tempo, un po' ovunque, si aveva l'abitudine di aggiungere del latticello al latte destinato alla caseificazione, da qui il nome di questa qualità di formaggio. Il rèbiet, rèblec, reblec, reblèque è un formaggio fresco, prodotto con latte intero e consumato ancora fresco : si tratta di un deverbale di reblètsé, "vuotare i capezzoli delle vacche dopo la mungitura", dal verbo blètsé che significa "mungere" che deriva da *bligicare, voce di origine celtica. È possibile stilare una lista dei diversi tipi di formaggio, come quello che si ottiene con latte vaccino e latte caprino che ad Arnad è denominato pén; a Fénis è chiamato vatséén un formaggio prodotto a casa quando la latteria del villaggio è chiusa e mayèntse un formaggio (secondo alcuni grasso, secondo altri magro) prodotto nei maggenghi (mayèn), alpeggi di media montagna. In ogni caso, il formaggio di più alta qualità sembra essere quello appena prodotto e mangiato fresco che possiede, si dice, tre virtù: l'ouhta la fan è la séi è ou lava li déi , "toglie la fame e la sete e lava le dita".