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La parola del mese: Dal lunedì alla domenica

26 ottobre 2018

L'italiano e il francese, per indicare i giorni della settimana, si servono di formazioni del tipo lunæ dies, martis dies del latino che hanno dato luogo, rispettivamente, a lunedì, martedì e lundi, mardi, ecc. Il francoprovenzale invece, come d'altronde anche l'occitano e il catalano, si serve di formazioni in cui dies precede invece di seguire l'altro elemento, rappresentato in genere dal nome di una divinità, come lo dimostrano gli esempi relativi alle parlate valdostane:

  • Deleun da dies lunæ “il giorno della Luna”

  • Demars da dies martis “il giorno di Marte”

  • Demécro da dies mercuri “il giorno di Mercurio”

  • Dedzoù da dies jovis “il giorno di Giove”

  • Devendro da dies veneris “il giorno di Venere”

  • Desando da dies sambati “il giorno del sabbat” ossia il giorno di riposo per gli Ebrei

  • Demendze da dies dominicus “il giorno del Signore”

Un altro caso in cui l'ordine degli elementi costitutivi di una locuzione viene invertito è rappresentato da giovedì santo e venerdì santo, jeudi saint e vendredi saint in francese, ma sen dedzoù e sen devendro in patois.

Spesso i giorni della settimana vengono associati a ricorrenze o a rituali che cadono proprio in quel giorno: lo deleun de Paque, il lunedì dell'Angelo o Pasquetta, lo demars gra, il martedì grasso o di carnevale, lo demécro di Seundre, il mercoledì delle Ceneri, lo dedzoù gra o lo dedjoûes pantsù, il giovedì grasso o di carnevale, le devendro de Carèima, i venerdì di Quaresima (un tempo giorni di digiuno e astinenza), la dumindje di Raméi, la demendze de la Ramoliva o la Ramoliva, la domenica delle Palme.

Anche i proverbi, dal canto loro, non mancano, benché alcuni giorni sembrino essere privilegiati rispetto ad altri (esempi liberamente tratti dal Nouveau Dictionnaire de Patois Valdôtain di A. Chenal e R. Vautherin):

  • Can Tsalende l'è lo deleun, de trèi bou fat nen tsouére eun (var. eun nen eunverne que eun) : Quando Natale cade di lunedì, di tre buoi bisogna ammazzarne uno (var. se ne sverna uno solo)

  • Payé la semana di trèi dedzoù: pagare la settimana dei tre giovedì (ossia non pagare mai)

  • L'è pa todzor féta pe dedzoù: non è sempre festa di giovedì (ossia: non bisogna pretendere che diventi regola ciò che si concede eccezionalmente. Si dice spesso quando cisi rifiuta di accondiscendere a un capriccio dei bambini)

  • Dzen solèi lo devendro, croué ten la demendze: bel sole di venerdì, brutto tempo di domenica

  • Lo devendro, lo pi dzen o lo pi mouendro: il venerdì, il più bello o il più brutto

  • La levà di devendro vat tanque i desando: il cielo che si rasserena di venerdì, si mantiene fino a sabato (si tratta, in altri termini, di una breve schiarita)

  • Ll'et pa de feuille sensa amour, ni de desando sensa solèi: non ci sono ragazze senza amore, né sabati senza sole

  • Lo desando la Sente Vierje esteurie lo leundzo i-z-andze: di sabato la Santa Vergine stira la biancheria agli angeli (in quel giorno il sole non può che brillare)

  • Can plout demendze mateun, totta la semana féit croué ten: quando piove di domenica mattina, il tempo sarà brutto per tutta la settimana

  • Se nèit la demendze grasa, tot l'an la tèra grasa: se nevica la domenica di carnevale, la terra sarà grassa (umida) per tutto l'anno

E tra i rituali tradizionali: Se lavé le jeu i son di Gloria lo sen desando: Lavarsi gli occhi al suono del Gloria il sabato santo.

 Saverio Favre