La parola del mese: il dahu

25 luglio 2019

Uno strano animale, conosciuto in tutte le regioni francofone d'Europa, dal Belgio, alla Svizzera, alla Francia,... alla Valle d'Aosta, e presente soprattutto nelle zone di montagna, dalle Alpi ai Pirenei, è il dahu. Non si sa con precisione di quale animale si tratti, anche perché coloro che sostengono di averlo visto non sono d'accordo nello stabilire a quale altro animale possa assomigliare, anche se la maggior parte delle rappresentazioni ce lo descrivono come una specie di camoscio, o di stambecco, o di capriolo. Su una caratteristica del dahu sono invece tutti concordi, sul fatto che abbia due gambe più corte delle altre, quelle di destra o di sinistra, e ciò per poter correre agevolmente sui pendii montuosi: le più lunghe si trovano a valle, le più corte a monte. Tuttavia, per questo motivo, deve sempre correre nella stessa direzione, o in senso orario, o in senso antiorario, altrimenti rischia di ruzzolare a valle.

Il dahu, a causa della sua particolare conformazione, riscontra anche qualche difficoltà nell'accoppiarsi. Se trova una femmina che va nella sua stessa direzione, tutto va bene, ma se ne incontra una che viene in senso opposto, sorgono i problemi: quello dei due che cerca di invertire la rotta, per potersi accoppiare, ha serie probabilità di perdere l'equilibrio e di ruzzolare lungo il pendio.

Da tempo immemorabile, gli uomini hanno tentato di cacciare il dahu, cercando di mettere a punto le strategie migliori per poterlo catturare. Non è così facile come ci si potrebbe immaginare! Il modo più semplice sembrerebbe quello di andargli incontro dalla direzione opposta al suo senso di marcia e di farlo tornare sui suoi passi: girandosi dall'altra parte, le gambe più corte si trovano a valle e quelle piu lunghe a monte, così ruzzola fino in fondo al pendio dove ci sono altri cacciatori che lo aspettano. Esistono anche altri modi che richiedono tuttavia il rispetto di certe regole: bisognerebbe andare a caccia sempre d'inverno, quando fa molto freddo e c'è neve a sufficienza per vederne le tracce, di notte e possibilmente senza luna per non farsi scorgere. Di solito per catturarlo si usa un sacco di iuta con una manciata di sale in fondo: per far andare il dahu nella direzione del sacco e acchiapparlo, c'è chi raduna una squadra di battitori che fanno rumore per far correre l'animale dalla parte della sua trappola, altri lo attirano con uno strumento musicale, altri affermano che sia sufficiente un richiamo: dahu, dahu, dahu...1

Alcuni ritengono che il dahu possa essere addomensticato e che, anche in cattività, si sia già riprodotto: dicono che, dopo che la femmina ha partorito, dalle sue mammelle non esca latte bensì... vin brûlé.

Non sappiamo se il dahu esista o no ma, dal punto di vista linguistico, il nome dahu ha un'origine e un significto ben definiti. La parola deriva, secondo un'ipotesi plausibile, da una base latina *darrutu da cui l'antico francese daru "grossolano", il provenzale darut "sempliciotto, sciocco", o darutas "stupido",... Inoltre, sia sul versante francese che su quello svizzero, esiste una lunga serie di attestazioni che riguardano il dahu e la caccia a questo strano animale: daru "animale immaginario"; darou "essere immaginario per far paura agli innocenti"; chasse au dahû (caccia al dahu) "caccia alla quale si manda in inverno un giovanotto credulone facendolo appostare nel mezzo di un bosco"; envoyer tat (= tendre) o darœ (la grafia è stata semplificata), di significato analogo, "mandare un ingenuo, in una giornata molto fredda, con un sacco aperto, in un luogo dove gli è stato detto che i darœ dovevano passare; il cacciatore doveva ripetere darœ da m sak ( darœ nel mio sacco), finché questa selvaggina immaginaria non si fosse gettata nel suo sacco"2.

1Jacquat Marcel S., Salviamo il dahu prima che sia troppo tardi !, in : Bestiario alpino, « L'Alpe » n. 2, Estate 2000, Priuli & Verlucca Editori, pp. 42-45.

2FEW = Von Wartburg W., Französisches Etymologisches Wörterbuch, Leipzig-Berlin, 1922 ss., poi Basel, 1944 ss.

Testo dI Saverio Favre