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La parola del mese: La faméya (sèconda part)

25 settembre 2019

La generazione di mezzo. Abbiamo chiamato questa generazione "di mezzo" in modo del tutto indicativo, per distinguerla dalle altre due (la vecchia e la giovane), anche se al suo interno può comprendere tanto componenti vecchi quanto giovani. In base al modello tradizionale, la famiglia ha inizio da un uomo e una donna che diventano marito e moglie. Per descrivere questo passaggio, l'italiano possiede quattro sostantivi: uomo, donna, marito, moglie; il francese ne possiede soltanto tre: "homme, femme, mari, femme", in quanto "femme" vale sia per "donna" che per "moglie"; il patois può possederne due o tre: per tradurre l'italiano "uomo" e "marito", i patois possiedono un solo termine, ommo, per "donna" e "moglie", certe parlate presentano soltanto il tipo fenna, altre soltanto femala, altre ancora hanno le due possibilità feméla e fenna (Nel gergo degli spazzacamini di Rhêmes Saint Georges, si ha paló e feura). Per maggiore semplicità, si propone uno schema riepilogativo:

 

Italiano

uomo

marito

donna

moglie

Français

homme

mari

femme

femme

Patois A

ommo

ommo

fenna

fenna

Patois B

ommo

ommo

feméla

fenna

Patois C

ommo

ommo

femala

femala

 

Solitamente, ommo e fenna, "marito" e "moglie", diventano pare e mare, o pae e mae, pée e mée, "padre" e "madre", a seconda dei patois; si ricorre molto spesso anche a pappa e mamma o poppa e momma, "papà" e "mamma", soprattutto quando ci si rivolge direttamente a loro. Nel gergo di Rhêmes, si dice griillo e griille o grise e grize ("grigio" e "grigia") e in quello dei segatori d'assi e degli zoccolai di Ayas, cherro e cherra. Quando il padre o la madre si risposano, il genitore acquisito è il secón pae o la seconda mae, il "secondo padre" o la "seconda madre" e, altrove, il parréhtro o la marréhtra, il "patrigno" o la "matrigna". Per "fratello" e "sorella", in tutta la Valle d'Aosta è d'uso lo stesso tipo lessicale, con tuttavia varianti fonetiche: frére, frae, frie, fréire, frii,... e sioù, seroi, seeui, cheroou, 'eeui... Nel gergo di Rhêmes Saint Georges si dice broudo e brouda e in quello di Ayas broùedo e broùeda (si confronti il tedesco bruder). Per "fratellastro" e "sorellastra", c'è chi dice djemì frie e demì siaou, "mezzo fratello" e "mezza sorella", chi frare/sèroù enver pare/mare, frée/seroi de (ou di coutì de) pappa/mamma, "fratello/sorella da parte di padre/madre". Per quanto riguarda invece i fratelli o le sorelle (ma anche i cognati e le cognate) del padre o della madre, il patois possiede un lessico un po' più ricco, che varia in base alle zone. Per esempio, per "oncle" del francese, "zio", alcuni patois dell'alta Valle hanno adottato lo stesso sostantivo, oncle o onclle, dal latino avunculus, "zio materno". In altri casi, eccettuate le parlate della bassa Valle, si attesta avón o lavón (con agglutinazione dell'artico), dal latino avus che il cui significato originale è quello di "nonno". In bassa Valle, come in piemontese, si dice barba, dal longobardo barbas, "zio paterno". Per "tante" del francese, "zia", i nostri patois conoscono tre termini, tanta, anta, lanta (con agglutinazione dell'articolo) che risalgono tutti e tre alla stessa base etimologica, ossia al latino amita "sorella del padre". Zii e zie presuppongono l'esistenza di nipoti che, dal punto di vista linguistico, non possiedono grande interesse in quanto, al di là delle differenze fonetiche tra una parlata e l'altra, i tipi lessicali attestati sono gli stessi del francese e dell'italiano. Qualche esempio per "il nipote": nèvout, nèvour, nèveui, nevaou, neoi, nivoùn...; e per "la nipote": nése, niése, nié'e, gnihe, gnéhe, neoiza, nèvouda (come in piemontese)... Quanto è stato detto per i nipoti, vale anche per i cugini, perciò si riportano qui soltanto le varinti fonetiche relative ad alcuni patois riguardanti "cugino" e "cugina": cujùn e quejeuna, quezeun e quezeun-a o quezeura, quezén e quezéa... I cugini possono essere cujùn premé, o drèi quezeun, o cujùn djermàn, ossia "cugini primi o germani" fino ad arrivare ai cujùn a la londja, o quezeun a la louèn, o quezeun llouèn, ossia ai "lontani cugini". I valdostani, i vallesani e i savoiardi tra loro si chiamano "cugini".

Testo scritto da Saverio Favre

Bibliografia e sitografia. 

- Atlas des Patois Valdôtains, in corso di redazione presso il Bureau Régional Ethnologie et Linguistique della Regione Valle d'Aosta.

- Chenal A., Vautherin R., Nouveau Dictionnaire de Patois Valdôtain, Quart, Musumeci, 1997.

- FEW = Von Wartburg W., Französisches Etymologisches Wörterbuch, Leipzig-Berlin, 1922 ss., poi Basel, 1944 ss.

- Martin G., Les ramoneurs de la Vallée de Rhêmes, Quart, Musumeci, 1981.

- www.patoisvda.org