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La parola del mese: le parole del meteo

01 agosto 2017

L'estate di quest'anno si preannuncia come una delle più calde degli ultimi decenni. D'altronde, da tempo i cambiamenti climatici fanno sentire i loro effetti anche nelle nostre vallate: ondate di calore torrido si alternano a temporali quasi tropicali e si accompagnano all'inesorabile regressione dei ghiacciai e dei nevai...

Se in passato era possibile prevedere il tempo grazie a speciali marche offerte dalla natura, oggi, in questo quadro di clima impazzito, è praticamente impossibile capire che tempo farà domani.

E allora, abbiamo pensato di dedicare lo spazio di questo mese proprio alle parole del clima e della meteo. Tra lessico specifico e proverbi scoprirete ancora una volta la ricchezza dei patois valdostani!

Cominciamo, dunque, questo breve percorso dalle parole usate per descrivere il tempo estivo.

La speranza di tutti è che ci siano belle giornate di sole: quello che in patois è chiamato solèi[1], nella maggior parte delle parlate della media e dell'alta Valle; ‘oulèi, a Saint-Marcel (con il tipico colpo di glottide che ha sostituito la consonante iniziale etimologica); soloi o soroi ad Ayas e Brusson (nel secondo caso assistiamo a un esempio, peraltro non raro di rotacismo, vale a dire di trasformazione della consonante liquida in vibrante) o, ancora, soulaill a Champorcher e Cogne (a dimostrazione che le montagne non dividono).

Che poi, a ben vedere, il sole valdostano è tutto sommato un piccolo sole, un SOLICULUM del latino popolare, che condivide con il francese soleil il suffisso diminutivo.

Ciononostante, è possibile che in estate il tempo sia afoso, che faccia gof, goffe, a seconda dei patois, termine che deriva dal radicale GUFF- di origine espressiva[2]. E quando la temperatura sale così tanto non è difficile che d'improvviso si scateni un temporale, oradzo, oradjo, avazou, caratterizzato da lampi e fulmini.

Per quanto riguarda i primi, per fare qualche esempio, in patois troviamo denominazioni come louidzo (dal latino LUCERE); tsaleunno (dal latino popolare *CALINA, calore); hllartoù (dal latino CLARITAS, luce); atsarbeuill (attestato solo a Champorcher).[3]

Anche per il fulmine abbiamo diversi termini, riconducibili a tre gruppi. Nella bassa Valle troviamo il tipo tronéro. Una curiosità: a Brussonlo stesso termine è usato, metaforicamente, per definire un individuo corpulento. A Montjovet, nella valle di Valtournenche e a Cogne troviamo il tipo fouddra, analogo al francese. Ad Aosta e dintorni e nell'alta Valle troviamo, invece, il composto pérafoudra.

Diverse dicerie e leggende metropolitane sono legate a questo affascinante fenomeno atmosferico. Si racconta, ad esempio, che chi rimanga colpito da un fulmine si ritrovi poi completamente nudo oppure che il fulmine entrato nelle stalle uccida alternativamente le mucche, una sì e una no.[4]

In ogni caso, come dice il detto, dopo la tempesta torna il sereno e soprattutto il cielo ritorna azzurro, perse o pése in patois. L'origine di questo aggettivo è da ricollegare al latino PERSUS, propriamente "persiano" e al colore blu di Persia.[5]

Per concludere, vi lasciamo con alcuni proverbi legati alle previsioni meteo. A voi il compito di scoprire se siano ancora validi in quest'epoca di clima impazzito...

Can le pire bije i bagnon, manca pa qu'ou piot

Quando le pietre blu s'inumidiscono, pioverà senza dubbio

 

Couant pió dimindje matìn tuta la semana è in camìn

Quando piove domenica mattina, tutta la settimana pioverà

 

Le gnoule van su, lo bon ten

Le nuvole salgono, il bel tempo

 

Can tooure devàn que ploure, ren de plodze

Quando tuona prima di piovere, niente pioggia

 

Can lo pou tsante eun alèn a dzoc, lo ten va tsandzé

Quando il gallo canta andando sul posatoio, il tempo cambia

 

Corra le frommie fan a tchéna o tén tchandja

Quando le formiche fanno la catena il tempo cambia



[1] Per conoscere tutte le varianti dei termini presentati, consultate il glossario on-line.

[2] S. FAVRE (1999) Le temps dans la lexicographie patoise. Nouvelles du Centre d'Études Francoprovençales « R. Willien » n. 39/1999. pp. 44-59

[3] Ib. ibid.

[4] A. BETEMPS (2015). A la racine de quelques légendes contemporaines, dites aussi métropolitaines, en Vallée d'Aoste. Nouvelles du Centre d'Études Francoprovençales « R. Willien » n. 72/2015. pp. 18-28.

[5] S. FAVRE (1999) Le temps dans la lexicographie patoise. Nouvelles du Centre d'Études Francoprovençales « R. Willien » n. 39/1999. pp. 44-59