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La parola del mese: “patois”

27 maggio 2016

Il Concours Cerlogne, manifestazione scolastica dedicata al francoprovenzale, si è appena concluso e, per questo mese, vi proponiamo alcune considerazioni a proposito delle denominazioni delle parlate valdostane.

Per quanto riguarda il termine "francoprovenzale", sappiamo che proviene dal fondatore della dialettologia italiana, Graziadio Isaia Ascoli, che ha avuto il merito di "scoprire", verso la fine del XIX secolo, un insieme di lingue parlate in Valle d'Aosta, nelle vallate alpine del nord del Piemonte, nel sud-est della Francia e nella Svizzera romanza.

Tuttavia, contrariamente a quanto tale denominazione farebbe supporre, queste lingue non sono un miscuglio di francese e provenzale, bensì lingue autonome, derivate dal latino e dotate di una storia parallela a quella delle altre lingue romanze.

Accanto a questa designazione scientifica delle parlate valdostane, è la parola patois a essere maggiormente utilizzata. Si tratta di un termine che sembra essere apparso per la prima volta nel XII secolo nel senso di "lingua incomprensibile, rozza"[1]. Si tratta, dunque, di una denominazione che, all'origine, è peggiorativa. La sua etimologia ci conduce alla radice patt-[2], "zampa", alla quale si sarebbe aggiunto il suffisso -ois, usato per formare i nomi di lingua. Patois sarebbe, secondo alcuni autori, un deverbale del francese antico patoier, "agitare le mani, gesticolare"[3] e, quindi, sinonimo di un comportamento ineducato.

In Valle d'Aosta, ma anche in altre zone dell'area francoprovenzale[4], il termine non ha mai avuto, invece, la connotazione negativa presente nella lingua francese.

Nel corso del tempo, sono state proposte altre denominazioni, fondate, spesso, su ragioni ideologiche più che linguistiche. Nella maggior parte dei casi, non sono riuscite a entrare in concorrenza con il termine più antico e maggiormente radicato. Per il patoisant, il termine patois ha, soprattutto, un valore affettivo.

Inoltre, la parola, che equivale all'incirca a "lingua locale", riflette la forte variabilità linguistica che si nasconde dietro una pretesa unità terminologica.

In effetti, non esiste un solo e unico francoprovenzale in Valle d'Aosta. Ogni comune, ogni villaggio ha la propria varietà e le proprie particolarità linguistiche. E lo sappiamo bene... nessuno rinuncerebbe al proprio patois!



[1] «Patois» in http://www.cnrtl.fr

[2] FEW, VIII, 35a

[3] «Patois» in http://www.cnrtl.fr

[4] L. Grüner (2010). Les patois valaisans. Langues et cultures. Cahier II. Académie suisse des sciences humaines et sociale. Berne.