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La parola del mese: “ragazzo”

19 agosto 2016

Per volontà dell'Assemblea delle Nazioni Unite, dal 1999, il 12 di agosto di ogni anno viene celebrata la Giornata Mondiale della Gioventù.

Dedichiamo, quindi, questo mese alle parole francoprovenzali usate per denominare ragazzi e ragazze. Scopriremo storie interessanti, non soltanto dal punto di vista linguistico. Infatti, come ben sappiamo, la lingua è un'importante fonte per la storia della cultura e della mentalità.

            Strumento per compiere questo viaggio sarà il Glossario online dove possiamo trovare un buon campionario di variabilità linguistica.

            Tra i termini più utilizzati per indicare il ragazzo, nelle diverse varietà di francoprovenzale valdostano, troviamo garsón, garsòn, garsoùn, rappresentati in diverse località distribuite tra Alta, Media e Bassa Valle. Il tipo lessicale, identico al francese garçon, che in origine indicava un ragazzo di rango basso, proviene dall'etimo germanico *wrakkjo[1], letteralmente "vagabondo".

            Una denominazione, invece, più tipica della Bassa e Media Valle (ad esempio di Montjovet, Valtournenche, Saint-Vincent, Ayas) è bouébo, bouéibo, boùep. Anche in questo caso, l'origine è un germanismo: bube[2], "ragazzo", alla base anche del tedesco moderno bub. Nelle località valdostane citate, il termine ha anche un suo corrispettivo femminile: bouéba, bouéiba, boùeba.

            Una variante maschile e femminile ce l'ha anche il tipo lessicale mignot, mignotta, megnó, megnotta. I termini sono presenti sia in Alta Valle (ad esempio a Introd e Valpelline) sia in Bassa Valle (Brusson, Arnad, Issogne), anche se qui sono attestate soltanto le forme maschili. Per quanto riguarda l'origine, entrambi sembrerebbero derivare dal radicale miñ-, che porta in sé l'idea di gentilezza, e che alla base anche del francese medievale mignot, "gentile, grazioso" e del francese moderno mignon.[3]

            Tra i pochi continuatori dei termini latini indicanti un concetto vicino a quello di gioventù, troviamo i femminili féilla (Fontainemore), féille (Cogne), feuille (Aosta, Aymavilles, Charvensod, Introd, Valpelline, Valgrisenche), feuya (Challand-St-Anselme), feuye (Arnda), féya (Brusson), féye (Issogne), feuilli (Champorcher). Il tipo lessicale, originato dalla base filia, "figlia",[4] è passato a indicare in francoprovenzale la ragazza nubile. Per quanto riguarda la forma maschile, nel nostro glossario abbiamo rilevato soltanto feillet a Champorcher.

            Nella parlata di Fontainemore, poi, troviamo i termini mat, matta, da mettere in relazione, probabilmente, con le parlate piemontesi che attestano forme simili, tutte da ricondurre all'aggettivo latino mattus, che ha come primo significato quello di persona sconsolata, abbattuta.[5] D'altra parte, in molte varietà francoprovenzali esistono termini come matas, matats, che designano un infelice, una persona sfortunata...

            Per concludere questa rassegna, sicuramente non esaustiva, citiamo le forme rago, raga attestate a Courmayeur. L'origine di questi termini, probabilmente la stessa che ha dato l'italiano "ragazzo, -a", è ancora dibattuta. Esistono, infatti, diverse teorie. Una prima spiegazione, diffusa soprattutto tra i linguisti italiani, cita una base araba raqqas, "fattorino", passata nel latino medievale ragatius e da lì nelle varie lingue romanze.[6] Un'altra, invece, tira in ballo il radicale onomatopeico rag- che ha dato origine anche a termini indicanti persone di bassa statura.[7]

            Si parlava all'inizio di storia della mentalità e dopo questo breve excursus si sarà senz'altro notato come in moltissime denominazioni sia presente una connotazione negativa, quasi dispregiativa. Ciò non deve stupire. Infatti, quello di gioventù-valore è un concetto assolutamente moderno. Nei secoli passati si prestava decisamente meno attenzione alle fasi della vita che precedevano la condizione adulta. La giovinezza, e soprattutto l'infanzia, spesso non erano affatto considerate e i ragazzi venivano visti, e trattati, come uomini e donne in miniatura, ai quali affidare compiti e lavori "poco prestigiosi" (valletto, garzone, fattorino...). Proprio per questo è importante ricordare come i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, che nella nostra società diamo per scontati, siano in realtà conquiste di civiltà.

RES



[1] VON WARTBURG, W. (1922 ss.). Französisches Etymologisches Wörterbuch (FEW). Bâle: Zbinden. Vol. XVII, 615s

[2] Id. Vol. XV/II, 15s

[3] Id. Vol. VI/II 139s

[4] Id.Vol. III 516b

[5] Id. VI/1 524a

[6] Cf. «ragazzo» in www.treccani.it e PELLEGRINI, G. B. (1991) Ancora sugli orientalismi in italiano. In: Emlékkönyv Benko Loránd hetvenedik születésnapjára. 516-520

[7] VON WARTBURG, W. (1922 ss.). Französisches Etymologisches Wörterbuch (FEW). Bâle: Zbinden. Vol. X 30b