La parola del mese: strenna

28 dicembre 2017

Souetto eun bon an, tchica de trèina d'an, panco vu-nen pe sit an... [1]

Fino a qualche decennio fa avremmo sentito risuonare questa filastrocca - a metà tra l'augurio e la richiesta - per le vie dei nostri villaggi il giorno di Capodanno, il 1° di gennaio.

L'anno, però. non per tutti comincia davvero in questo giorno. Luoghi e epoche diversi, infatti, hanno festeggiato il proprio Capodanno nei più svariati periodi dell'anno. Basti pensare al Capodanno cinese o a quello musulmano, legati all'anno lunare. Il primo viene festeggiato in primavera, mentre il secondo ha carattere mobile (nel 2017, ad esempio, si è festeggiato il 22 settembre).

Anche nel mondo occidentale e nella cultura cristiano-cattolica, però, il primo dell'anno non è stato sempre lo stesso giorno. Nel corso del Medioevo, ad esempio, fu fissato a Natale, ma in alcune regioni si preferì far coincidere il Capodanno con la Pasqua, la festa più importante liturgicamente parlando.

Se consideriamo, invece, il tempo da un punto di vista circolare, e non lineare, come lo era per l'economia rurale di un tempo, sarebbe più corretto dire che l'inizio dell'anno coincideva con la festa di sant'Antonio, il 17 gennaio, la quale segnava effettivamente l'inizio dell'annata agricola.[2]

         Al contrario, oggi c'è accordo unanime, anche in Valle d'Aosta, sui festeggiamenti del 1° gennaio che, forse per la voglia di esorcizzare la paura del nuovo, hanno preso come caratteristiche fondamentali la rumorosità, le luci, la baldoria chiassosa.

         Un modo di festeggiare decisamente diverso rispetto a quello tradizionale che sopravvive ancora - sebbene sotto mentite spoglie - in quel Trèinadàn che si sente dire a tutt'oggi come augurio di buon anno.

         Riportata nel suo contesto originario, quello della filastrocca, l'espressione Trèinadàn - più correttamente Trèina d'an - rivela il suo significato di "strenna, piccolo presente" offerto per l'anno nuovo.

         Si tratta di una reliquia linguistica, un ricordo di quella tradizione - antica, ma non così tanto - che prevedeva una questua da parte dei bambini proprio il giorno di Capodanno, alla ricerca della strenna.

Già, perché in effetti, nella cultura valdostana non c'era Babbo Natale a portare i regali e anche il Bambin Gesù era, permetteteci l'espressione, un po' tirchio.

         I doni per i bambini erano appannaggio dei Re Magi, il giorno dell'Epifania, ma i piccoli cercavano comunque di avvantaggiarsi il primo dell'anno, con la scusa di portare gli auguri porta a porta. Una volta ricevuti i piccoli regali, consistenti soprattutto in dolciumi, se ne andavano dicendo: "Mersì, passade eun bon an, canque eun atr'an"[3].

         La tradizione della questua di inizio anno, in realtà, ha una diffusione che va ben oltre i confini valdostani e si ritrova in moltissime parti del mondo. Il celebre antropologo Claude Lévi-Strauss ci fornisce una spiegazione semplice, ma convincente, del fenomeno: « la richesse et le bonheur d'un jour constituent un présage et presque une conjuration magique, pour que l'année nouvelle soit teintée des mêmes couleurs »[4]. La stessa etimologia del termine, il latino classico strena, ci conferma questo significato. L'etimo, infatti, ha il significato di "pronostico, presagio"[5].

         Via libera ai festeggiamenti, dunque, e per la serie "non è vero...ma ci credo" non dimentichiamo un piccolo regalino per le persone a noi più care!

[1] "Auguro un buon anno, un po' di strenna, non ne abbiamo ancora visto per quest'anno".

[2] BETEMPS, A. (2008). Les Saints et les jours. In : « Bulletin du Centre d'Etudes francoprovençales « René Willien » de Saint-Nicolas ». N. 57/2008. P. 69-92.

[3] "Grazie, passate un buon anno, fino ad un altr'anno".

[4] LEVI-STRAUSS, C. (1955). Offrir c'est souhaiter. In : A chacun son Nouvel An. « Le Courrier. Une fenêtre ouverte sur le monde ». UNESCO. 8ème Année. N. 12/1955. P. 8-9.

[5] Cf. "étrenne" In : TLFi : Trésor de la langue Française informatisé, http://www.atilf.fr/tlfi , ATILF - CNRS & Université de Lorraine.