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La parola del mese: fidanzato

03 marzo 2018

Sicuramente quando si pensa a febbraio, viene immediatamente in mente il Carnevale, ma, come tutti gli innamorati ben sanno, il 14 di questo mese si celebra anche la ricorrenza dell'amore: San Valentino.

Le origini di questa tradizione risalgono addirittura al V secolo, quando papa Gelasio I introdusse la festa dedicata al santo per sostituire la celebrazione pagana della fertilità. Valentino, che sembra in realtà essere una figura derivata dalla fusione di tre santi diversi della prima cristianità, fu scelto in quanto protettore di amori difficili.

Al santo sono dedicate numerose e, spesso, antichissime cappelle in Valle d'Aosta, come quelle di Brusson, Issime e Saint-Vincent, tanto per fare qualche esempio. Rispetto all'amore, invece, qual è il suo posto nella cultura valdostana? Certamente, le dure condizioni di vita del passato lasciavano poco spazio a romanticherie e sdolcinatezze. Ciò non significa, tuttavia, che non ci fosse posto per amori con la a maiuscola, magari nati timidamente, senza grandi proclami, però, non per questo meno profondi e veri.

I legami amorosi si manifestavano in modo sobrio. Due giovani che capivano di piacersi, iniziavano a "parlarsi", sé prèdjé/ se prédjì/ se prèdzé, a seconda della varietà di patois. L'espressione non è esclusiva del francoprovenzale, ma la si ritrova anche come forma arcaica in italiano e francese, nonché in diversi dialetti dell'area romanza.

A questa idea dell'intrattenersi familiarmente, risale pure uno dei termini più diffusi in Valle d'Aosta per indicare il fidanzato, vale a dire choze, che sembrerebbe derivare proprio dal verbo latino causari, "parlare".[1]

In Bassa Valle, invece, il tipo lessicale più diffuso è sotcho/-ou (sotcha al femminile), anch'esso derivante da un verbo latino - sociare, "rendere comune" - che ha dato anche il francese medievale socié, "compagno".[2]

Un ulteriore modo per denominare in patois il fidanzato è galàn, derivante dalla voce di germanica wala, che in origine indicava il fatto di perdere piacevolmente il proprio tempo. Questa denominazione si ritrova, a riprova dell'antichità del francoprovenzale, nell'antico francese galand, "colui che corteggia una donna".[3]

A questi termini, ne dobbiamo aggiungere tre assolutamente particolari. I primi due - tchôbio e pontù - provengono dal lessico gergale dei sabotiers di Ayas, mentre il terzo - rihllo - appartiene a quello degli spazzacamini di Rhêmes-Saint-Georges. Due lingue queste che oggi sono praticamente estinte, insieme ai mestieri che rappresentavano.

Che si trattasse di un sotcho o di un galàn, se le cose andavano in porto - ieri come oggi - l'amore corrisposto trovava il suo degno coronamento nel matrimonio. La tradizione ci riporta alcune usanze ormai scomparse, come ad esempio quella curiosa, ricordata dall'abbé Bonin a Brusson, della dimanche paléza, che consisteva nell'annunciare l'unione al di fuori della famiglia soltanto la domenica successiva alla celebrazione del matrimonio.[4]

Ancora, citiamo la tseallii/tsevalleri [5], fracasso di disapprovazione prodotto dai giovani del villaggio nei confronti delle seconde nozze di un vedovo o una vedova oppure del matrimonio con uno "straniero", eventi questi che venivano vissuti con ansia in quanto perturbatori dell'equilibrio della comunità.

Concludiamo questo breve excursus sull'amore valdostano con una serie di proverbi, espressione della saggezza popolare... quasi sempre!

Venta marior-se per ìsser méhpréizoa é mourir per ì sser laoudoa

Bisogna sposarsi per essere disprezzati e morire per essere lodati

L'amour, la tous é la fan sé cotchoun po

L'amore, la tosse e la fame non si nascondono

Pi vitto mal marià que bén denà

Più facilmente mal sposato che ben pranzato

L'y è pa de feuille sensa amour, ni de desandro sensa solèi

Non ci sono ragazze senza amore né sabato senza sole

Lou mariodjou l'è una lettra cachétó

Le mariage est une lettre cachetée

Il matrimonio è una lettera sigillata

Dzenta feuille porte su lo fron sa dota

Jolie fille porte la dot sur son front

Bella ragazza porta sulla fronte la sua dote

[1] VON WARTBURG, W. (1922 ss.). Französisches Etymologisches Wörterbuch (FEW). Bâle : Zbinden. Vol. II, 543b e ss.

[2] Id. Vol. XII, 18b e ss.

[3] Id. Vol. XVII, 473° e ss.

[4] BONIN, L (1928). Vallée de Challand. Brusson - Guide et Folklore. Mondovì : Tipografia commerciale. P. 138-139

[5] BETEMPS, A. (2001). Le charivari en Vallée d'Aoste. In « Le Monde Alpin et Rhodanien ». IVe trimestre 2001