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La parola del mese: Il mese di maggio

22 maggio 2019

“L'evér l'éra passà l'éra djan lo mé 'è mai...”1 Così comincia Lo més dè mai, "il mese di maggio", una canzone di Luis de Jyaryot2, probabilmente la più conosciuta e la più cantata. Il mese di maggio, per i paesini di montagna come i nostri, dove l'inverno sembra non dover mai finire, è la stagione in cui si assiste all'esplosione della primavera. Anche se il freddo si fa ancora spesso sentire: i nostri vecchi dicevano sè t'ie un bon ténai, varda-ló pè lo més dè mai, "se hai un buon ciocco, conservalo per il mese di maggio" (un ténai è un bel pezzo di legno che mantiene il fuoco acceso per lungo tempo).

Mai, dal latino maius, è all'origine di una moltitudine di parole che non sempre riusciamo a immaginare possano avere un legame con il quinto mese dell'anno. Il mai, tanto per fare un esempio, oggi meglio conosciuto come la planta di senteucco, "la pianta del sindaco", è un albero tagliato, quindi senza radici, sfrondato (tranne un pennacchio che si lascia alla sommità), che viene ripiantato davanti alla casa del primo cittadino dopo le elezioni. La tradizione del mai sembra derivare dagli antichi Romani, dai riti nuziali e dunque della fertilità, che con il tempo è diventata un rito della primavera, in particolare delle feste del mese di maggio, quando la natura si risveglia.

A questo proposito, è interessante effettuare un paragone con l'italiano maio o maggio "Il ramo fiorito o l'albero che fanciulli e fanciulle portavano intorno durante le feste di maggio e che gli innamorati piantavano alla finestra o alla porta della bella"(Treccani)e il francese mai "Arbre vert et enrubanné, que l'on plantait le premier jour de ce mois devant la porte de quelqu'un pour lui faire honneur" (Larousse)3. In seguito, il mai è diventato il simbolo di alcune feste di una comunità che non avevano più alcun nesso con il mese di maggio, come l'alberello che si usa mettere sulla trave di colmo di una casa a costruzione quasi ultimata, o la planta di senteucco4. Anche il termine mayèn, come l'italiano maggengo, deriva da maius, e si tratta di un alpeggio di media altezza, sfruttato soprattutto in primavera e autunno; i patois del Vallese conoscono la parola may? "pâturage où les vaches séjournent au printemps et en automne"5. Mayentse, termine del patois di Fénis, è un formaggio magro che si fabbrica nel mayèn. La stessa origine ha il sostantivo mayoula della Bassa Valle, che corrisponde a plantiva di altre parlate, nel significato di "talea di vite", e verosimilmente anche mayolet, vitigno coltivato in Valle d'Aosta da tempo immemorabile e che ha dato il nome anche al vino che se ne ricava (a questo proposito, in alcuni patois del sud della Francia, maiolo significa "gemma di faggio"6). Fare tsalendamé o tchalendamai, secondo il dizionario Chenal/Vautherin7, significa "fare una colletta per raccogliere pani a sufficienza al fine di darne un quarto a tutti coloro che assistono a una processione che ha luogo il primo maggio". Ad Ayas, i gruppi di maschere che girano nei villaggi a carnevale si chiamano li mai, come il nome del mese, e a proposito di una ragazza eccessivamente truccata, spesso si suol dire a sémbia un mai, "assomiglia a una maschera": è plausibile ipotizzare che il nome mai, attribuito ai gruppi carnevaleschi, derivi dalle processioni del mese di maggio?

Calendimaggio dell'italiano (calende di maggio, ossia il primo giorno di maggio) era una festa della primavera che si faceva quel giorno. L'antico provenzale conosceva l'espressione kalenda maia, sempre per indicare il primo maggio8.

Dopo quanto descritto, non potevano mancare detti e proverbi sul mese di maggio9:

- Lo mèis de më fat porté le sadzo din lo doblë, "il mese di maggio bisogna portare i salici nella bisaccia" (nel senso che è troppo tardi per legare la vigna)

- Se la nèi tsét lo premië dzor de më, vindret soven no trové, "se la neve cade il primo di maggio, verrà spesso a trovarci"

- Mië më, queuva d'iver, "metà maggio, coda d'inverno"

- Lo bon Dzeu no preservèye d'un bon mèis de më, peratro tot l'est lé, "il Buon Dio ci preservi da un bel mese di maggio, altrimenti è tutto lì" (ossia, non ci saranno altri prodotti)

- I mèis de më, frëtsaou et rosà, l'est bon pe la vegne et le pra, "a magggio, frescura e rugiada vanno bene per la vigna e per il prato"

- Avèi lo mayen désot lo velladzo, "avere il mayèn sotto il villaggio" (cioè, avere il gozzo).

1    L'hiver était passé, c'était déjà le mois de mai...

2    Auteur-chanteur valdôtain dont le répertoire est en francoprovençal.

3    Arbre vert et orné de rubans que l'on plantait le premier jour de ce mois devant la porte de quelqu'un pour l'honorer.

4    Bétemps Alexis, La planta di senteucco, « Nouvelles du Centre d'Études Francoprovençales ‘René Willien' », n° 53/2006, pp. 76-81.

5    Pâturage où les vaches séjournent au printemps et en automne. Cfr. FEW = Französisches Etymologisches Wörterbuch, par Walther von Wartburg, Bâle, à partir de 1922.

6    FEW, op.cit.

7    Chenal Aimé, Vautherin Raymond, Nouveau dictionnaire de patois valdôtain, Quart (Vallée d'Aoste), Musumeci Éditeur, 1997.

8    FEW, op. cit.

9    Nouveau dictionnaire… op.cit. 

Testo di Saverio Favre