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La parola del mese: la famiglia (prima parte)

20 agosto 2019

Grande, grosso, buono, bello 

Le vecchie generazioni.

In patois, come in francese e in altre parlate della stessa famiglia, per indicare i nonni, genitori dei genitori (il padre e la madre del papà o della mamma), si fa spesso ricorso agli aggettivi gran, gro, bon, "grande, grosso, buono", unitamente ai sostantivi pare, mare, pappa, mamma, "padre, madre, papà, mamma". Al giorno d'oggi, si sente sovente dire nonno e nonna, in patois invece si dice, a seconda dei punti di inchiesta, grampée e granmée, grampae e granmae, alcuni dicono anche grandoù; altrimenti, parégros e marégrosa, pagró e magrosa, pagó e magó che, come si può evincere, sono forme contratte, o semplicemente groou e groucha, grou e grousa, dove pare e mare sono sottintesi; lo stesso si è verificato per boun e bouna. Un altro aggettivo che, a dire il vero, è stato attestato raramente, è viill, viilla, "vecchio, vecchia", come nel caso di parviill e marviilla. Le voci più correnti, usate soprattutto quando ci si rivolge direttamente alle persone interessate, sono pappagràn e mammagràn, con forme contratte quali pagàn e magàn o padàn e madàn. In alcuni patois si usa unicamente il termine pare, mare o paye, maye, non accompagnati da un aggettivo (verosimilmente, i due ultimi sostantivi sono tratti dal linguaggio infantile, dei bimbi che non sono ancora in grado di pronunciare la r); probabilmente, il linguaggio infantile è anche all'origine delle varianti nanón e nanon-a e di pépé, mémé che si ritrovano, queste ultime, anche nel francese. Ma le soluzioni più originali le hanno trovate gli abitanti di Cogne con cretchàn e cretchan-na e quelli di Hône con dou e douta o douquia, la cui etimologia non è facile da ricostruire. Per curiosità, nel gergo degli spazzacamini di Rhêmes, per "nonno" e "nonna" si ha greummo e greumma. Se si risale ulteriormente l'albero genealogico fino ai genitori dei nonni, ossia ai bisnonni, si trovano sempre meno termini per indicarli: in alcuni punti di inchiesta li chiamano rigrampée e rigranmée e in altri semplicemente ayeul e ayeula, "avolo, avola" (nella fattispecie "bisavolo" e "bisavola"). In ultimo, rimangono soltanto più i devanté e gli ansètre, ossia "gli antenati".

I parenti acquisiti (o, come si suol dire, i parenti per affinità).

In generale, in tutta la Valle d'Aosta, per designare i parenti acquisiti, si fa ricorso agli aggettivi bo, bió è béla, balla, "bello" e "bella", davanti ai sostantivi pare, mare, frée, séaou, feus, feuille, "padre, madre, fratello, sorella, figlio, figlia", come d'altra parte si verifica nella lingua francese. In patois, i nomi corrisponenti al francese "beau-père", "suocero", sono: bopare, biopare, bopae, bopée, biopée, bopéye, bopéire,...; per "belle-mère", "suocera", si ha: bellamae, balamére, bellaméye, ballaméire,...; per "beau-frère", "cognato": biofrée, biofréye, bofrare, bofréye, bofrie,...; per "belle-soeur", "cognata": balaséaou, balaséroi, ballachéraou, balla'èeui, bellaseu,... (in alcune località, si dice quignà, corrispondente all'italiano "cognata"); per "beau-fils" (o "gendre"), "genero": biofeusse, biofis, biofeuche,... (in ceri patois, dzendrou o djéndrou, comme l'italiano "genero" o il francese "gendre"); per "belle-fille": balafeuille, ballafiille, bélafeuye,... (ma c'è anche chi dice nira, nora, nourra, come l'italiano "nuora"). Molto spesso, questi sostantivi di ambito familiare non rispettano le regole del patois corrente ma risultano essere calchi del francese. Se consideriamo per esempio la parlata di Ayas, per "bello/bella, padre, madre, fratello, sorella, figlio, figlia" si ha bel/bèla, pare, mare, frare, sèroù, féi, féya; invece, per "suocero, suocera, cognato, cognata, genero, nuora" si ha bopére, bèlèmére, bofrére, bèlèseur, bofis, bèlaféya. Soltanto la voce bèlaféya è conforme al patois di tutti i giorni. Per quanto riguarda bió è balla, occorre precisare che il loro primo significato è quello di "grosso", "grossa", "in forma" e che in una vasta area della Valle d'Aosta l'aggettivo "bello/bella" si traduce normalmente con dzen/dzenta. Il Nouveau dictionnaire de patois valdôtain riporta anche bo parèn, "suoceri", corrispondente al francese "beaux-parents". Per concludere, ancora qualche parola sul "genero", spesso criticato, soprattutto quando va ad abitare in casa della moglie ed è quindi considerato un buono a nulla. In francese, e in diverse parlate galloromanze, il "genero" non gode sempre di buona fama: aller gendre o se marier gendre vuol dire "andare ad abitare in casa del padre della moglie"; gindre è sinonimo di "sposo novello che abita in casa della moglie, in casa dei suoceri".

Testo scritto da Saverio Favre 

Bibliografia e sitografia. 

- Atlas des Patois Valdôtains, in corso di redazione presso il Bureau Régional Ethnologie et Linguistique della Regione Valle d'Aosta.

- Chenal A., Vautherin R., Nouveau Dictionnaire de Patois Valdôtain, Quart, Musumeci, 1997.

- FEW = Von Wartburg W., Französisches Etymologisches Wörterbuch, Leipzig-Berlin, 1922 ss., poi Basel, 1944 ss.

- Martin G., Les ramoneurs de la Vallée de Rhêmes, Quart, Musumeci, 1981.

- www.patoisvda.org