• Home
  • News
  • La parola del mese: lockdown

La parola del mese: lockdown

24 luglio 2020

Senza dubbio, tra le parole più alla moda di questi ultimi 3 mesi, bisogna tristemente annoverare "lockdown", espressione anglosassone che non solo è stata sulla bocca di tutti, ma addirittura ha trovato collocazione sui documenti ufficiali. Come se, nella penisola delle mille lingue e coloriture linguistiche, non si trovasse un corrispettivo altrettanto efficace.

Ed è così che, anche chez nous, si è discusso ampiamente della validità del provvedimento e di quanto ci scocciasse stare rinchiusi, usando il termine lockdown.

Che poi, è chiaro a tutti il significato? Ebbene, il dizionario ci dice che si tratta di un termine traducibile come "isolamento, chiusura, blocco d'emergenza", ma ci informa anche del fatto che negli USA, per esempio, l'espressione è riferita spesso ai detenuti. E così ne sentiamo ancora di più il peso.

Allora, perché non cercare, almeno nei nostri patois, qualcosa di meglio? Potremmo, per esempio, avvalerci di tutti quei verbi che indicano la chiusura. Nella lista, tra le più attestate, troviamo la forma clloure, clore, quiodze, quiode. Si tratta di derivati del latino claudere, etimo particolarmente produttivo in tutte le lingue romanze sia come verbo sia nella forma aggettivale, semplice o composta. In francoprovenzale, lo ritroviamo addirittura nella toponomastica, con i vari Requios, attestati qua e là e indicanti terreni in qualche modo chiusi, e tra i patronimi (vedi il cognome Clos).

Molto interessanti, sono anche le varianti fonetiche delle diverse forme presenti in Valle d'Aosta, le quali attestano i vari gradi di palatalizzazione del nesso consonantico latino CL- che si è conservato a Etroubles (clore) e a Valtournenche (cleure), ha avuto un primo grado di palatalizzazione nel bacino di Aosta e in altri patois dell'Alta Valle (clloure), e si è evoluto ulteriormente in molti patois della Bassa (quiode, quiodze). 

Troviamo, poi, esiti particolarmente interessanti a Introd, Rhêmes e Courmayeur - dove la consonante iniziale si è trasformata del tutto, dando come risultati le forme hlloure, hiooure - e a Champorcher e Cogne, dove troviamo la forma tchoure, a testimonianza del continuum linguistico delle due comunità. 

Proseguendo nella ricerca nel campo semantico della chiusura, troviamo le forme fremì, fermé e analoghe, indicanti più specificatamente la chiusura a chiave. L'etimologia del verbo è da ricercare nel latino firmare, "rendere saldo", che come nel francese fermer, ha preso in patois un significato diverso rispetto all'origine. Nelle varietà di francoprovenzale, è interessante notare l'evoluzione della sillaba iniziale FIR-. Si alternano, infatti, le soluzioni per così dire "normali" fermì, fermé, a quelle con metatesi (il fenomeno per cui due fonemi si invertono) frémé, frimì.

Infine, soprattutto nella Bassa Valle sono attestati i verbi saré, sarai, derivati - come il francese serrer e moltissimi altri verbi in tutta l'area romanza - dal latino serare. È doveroso a questo punto citare l'opera del grande studioso svizzero Jules Gilliéron, tra i fondatori della geografia linguistica, che più di un secolo fa ha dedicato un volumetto alle evoluzioni del verbo "segare" nell'area romanza. Nel saggio, il linguista ha notato come per risolvere certi fenomeni di omonimia, i parlanti abbiano fatto acquisire nuovi significati alle parole. In questo modo, dove il latino serrare, "segare", poteva confondersi con il latino ser(r)are, "chiudere", il primo verbo è stato sostituito, per esempio, dalla forma resecare. E questo è accaduto anche nei patois valdostani: in molti punti in cui è attestato il verbo saré per "chiudere", troviamo il verbo réséé (Brusson), résé (Champdepraz), rèsé (Champorcher) per "segare". 

Il francoprovenzale non smette, dunque, di sorprenderci nella ricchezza e varietà. Non c'è che l'imbarazzo della scelta, sperando comunque di non dover far più ricorso a espressioni che indichino una chiusura forzata. 

A voi lettori, il compito di arricchire questa piccola selezione!

______________________________

GILLIERON, J. et MONGIN, J. (1905). Etude de géographie linguistique. Scier dans la Gaule romane du sud et de l'est. Paris : Champion.

VON WARTBURG, W. (1922 ss.). Französisches Etymologisches Wörterbuch (FEW). Bâle: Zbinden.