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La parola del mese: Sta nevischiando

20 novembre 2018

 

È opinione diffusa che le lingue di cultura possiedano un lessico più ricco e variegato rispetto alle parlate vernacolari. Questa affermazione viene puntualmente smentita soprattutto per quanto riguarda particolari ambiti dove la vitalità dei dialetti si manifesta in tutta la sua forza, raggiungendo livelli di dettaglio molto minuziosi, laddove le lingue ufficiali fanno registrare una sorprendente essenzialità. È il caso per esempio delle espressioni francoprovenzali che traducono l'italiano “nevischia” o il francese “il neigeote” le quali, anche in virtù delle peculiarità del territorio montano, hanno dato luogo in Valle d'Aosta a un proliferare di designazioni originali, immagini e metafore, testimoni della creatività dei nostri patois. Vediamo, nel dettaglio, le varie soluzioni adottate dalle parlate locali per descrivere questo fenomeno atmosferico.

  • Un termine generico e relativamente diffuso è quello costruito sul radicale latino nivere o *nivicare “nevicare”, con suffissi diminutivi o espressivi che ha dato luogo a: nèveutse, néviillouna, navuoiclle, neeuclle.

  • Un'immagine pure ricorrente è quella che associa l'azione di nevischiare a quella di sputare o sputacchiare, come cratsaille o cratséye, voci formate a partire dal verbo cratsé, “sputare”, e che significano grosso modo “inizia a nevicare”, “nevica senza convinzione”. Anche il termine cratseun, la cui origine è la stessa, indica un sottile strato di neve, in altre parole uno sputo. Espressione analoga alle precedenti è è quieuppe de nèi (lett. “sta sputacchiando neve”), costruita sul verbo quieuppé, “sputare”. Allo stesso modo, bavoueillé, trasformazione di bavé, “sbavare, sputare” significa “iniziare a nevicare”.

  • Altro verbo, questa volta di uso più circoscritto, è grefache, che sta a indicare, generalmente, una tempesta di neve che imbianca appena la cima delle montagne e che fa riferimento al sostantivo greuffa, “tempesta, brutto tempo sulla cima delle montagne” ma anche “freddo accompagnato da vento e nebbia”.

  • Crutsaille, voce all'interno della quale si può riconoscere facilmente il radicale crutse, dal latino *crusca, “crusca”, suggerisce invece un'altra immagine, quella di una spolverata di crusca che rende bene l'idea di una spolverata di neve, di una neve che cade fine, a piccoli fiocchi.

  • Un accostamento simile al precedente ci è offerto dalla variante ou fiéjune, costruita sul sostantivo fiéjùn, che indica la semente del fieno e, in particolare, ciò che resta in fondo al mucchio di fieno dopo che il fienile è stato svuotato.

  • In certi patois faillutse o failloutse, riconducibili a un sostantivo di origine germanica falawiska “scintilla, fiammella”, designano una scintilla e, parallelamente, un fiocco di neve. Il verbo corrispondente, è faillutse o failloutse, indica, oltre al tremolare di una fiammella, l'azione di nevischiare.

  • Altre creazioni lessicali testimoniano di questo immaginario linguistico originale e multiforme: alcune possono essere deformazioni di varianti già menzionate prima, altre sono voci espressive difficilmente riconducibili ad una base etimologica trasparente: ou caruja, i graillotse, i gaatse, i gavoueille, i grataille de nèi.

     

    Si tratta di una lista senza pretese di esaustività, e quindi aperta al contributo di quanti possedessero informazioni utili per implementare ulteriormente questo inventario che è lo specchio dell'inestimabile ricchezza del nostro patrimonio linguistico.

    Saverio Favre